La Schariot Macula Lens rappresenta una nuova frontiera chirurgica per contrastare la maculopatia. Da anni diversi studi si focalizzano sulla ricerca di soluzioni anti-maculopatia, dato il deficit visivo che questa patologia provoca. I pazienti maculopatici, infatti, perdono gran parte della capacità di visione, poiché il loro campo visivo diventa pieno di zone nere, cieche, i cosiddetti “scotomi”. Di seguito una ricostruzione grafica in soggettiva.

Questa alterazione del campo visivo è dettata dalla incapacità di alcune cellule della macula di svolgere la loro funzione vitale, ossia quella di ricevere gli impulsi luminosi e inviarli successivamente al cervello tramite il nervo ottico. Per capire l’importanza della macula potremmo definirla “la parte più nobile della struttura oculare responsabile della visione (ossia la retina)”. Di seguito una rappresentazione grafica dell’anatomia del nostro occhio.

I dati statistici ci dicono che i pazienti maculopatici sono tanti e in aumento. L’abuso di schermi digitali è la principale causa della diffusione della patologia. Per contrastarla oggi nella maggior parte dei casi oggi gli oculisti prescrivono degli integratori da assumere per via orale. Tuttavia questi farmaci spesso hanno scarsa efficacia e producono pochi benefici. Il Dr Edoardo Ligabue, che nella sua attività ambulatoriale diagnostica diversi casi di maculopatia, è tra i pionieri di diverse tecnologie progettate per contrastare la maculopatia, come iniezioni intravitreali, fotobiomodulazione retinica Valeda e Iontoretina. Ora si appresta ad utilizzare anche la Schariot Macula Lens (SML). La lente, che prende il nome dal suo inventore, il Prof Gabor Schariot, è una nuova opzione per i pazienti affetti da degenerazione maculare secca. Il design particolare di questa lente, che va posizionata davanti al cristallino artificiale (l’impianto viene eseguito in occhi pseudofachici, ossia che hanno già subito l’intervento di cataratta), permette di zoomare con una potenza di x2,5 nella visione da vicino. È come avere un occhialino da vicino da +6.0 diottrie, una sorta di lente d’ingrandimento incorporata che entra in azione solo per la visione da vicino. In questo modo lo scotoma, pur rimanendo, copre una porzione “meno invasiva”, come si può apprezzare nell’immagine qui sotto.

È importante sottolineare che non si tratta di una cura definitiva per la maculopatia secca, ma si propone come soluzione chirurgica per migliorare considerevolmente la qualità di vista (e di vita) del paziente maculopatico. I criteri di selezione sono molto rigidi: è prevista infatti una visita oculistica dettagliata e accompagnata da una attenta valutazione ortottica. Se le condizioni oculari lo permettono (la risposta sull’effettiva idoneità viene fornita dall’oculista che si avvale di un software calcolatore costruito ad hoc per la SML), si procede con l’impianto.
